plastica riciclare

Dicembre 15, 2021

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L’inquinamento da plastica è già da tempo un problema molto importante a livello globale: a causa dell’enorme quantità di rifiuti prodotti, abbiamo inquinato la maggior parte della superficie sia della terra che dei mari, con il risultato di non sapere più dove “nascondere” gli scarti.
Persino l’aria che respiriamo è in un certo senso contaminata dalla plastica che produciamo.
Dagli anni ‘50 (decennio particolarmente proficuo per lo sviluppo della plastica) ad oggi sono stati prodotti oltre 8 miliardi di tonnellate di plastica, di cui soltanto il 9% è stato riciclato. Un’altra piccolissima parte è stata incenerita e tutto il resto di questo materiale è ancora in circolo sul nostro pianeta. Parliamo di quasi una tonnellata di rifiuti per ogni essere umano!

Ma non è finita qui.

Quanta plastica produciamo nel mondo

Ancora oggi continuiamo a generare e impiegare plastica in tantissimi ambiti, anche in quelli dove esistono già delle alternative ecologiche e salutari.
La produzione, che non accenna a diminuire, è di ben 380 milioni di tonnellate ogni anno! E gli effetti di questo fenomeno non sono visibili soltanto ad occhio nudo: oltre alle bottiglie di plastica, agli imballaggi e alle posate monouso che vediamo abbandonate sulle isole di rifiuti in mare o nelle discariche, esistono anche le microplastiche, capaci di contaminare ciò che mangiamo e introduciamo nel nostro corpo.
Le conseguenze che avranno sulla nostra salute quindi, anche se non sono visibili, sono altrettanto preoccupanti.

Nonostante le campagne di sensibilizzazione per la raccolta differenziata, ormai obbligatoria in gran parte dei paesi ricchi, il riciclo non sembra aver dato i risultati sperati e anzi, viene definito come “un’attività economicamente marginale”, secondo un rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) di settembre 2018.
In questo documento si legge infatti che la quantità di plastica riciclata a livello globale è soltanto del 14-18% rispetto al totale. La maggior parte, come abbiamo accennato, finisce in inceneritori o abbandonato nell’ambiente (circa il 58-62%)

Riciclare soltanto, serve davvero?

Mentre la carta o i metalli industriali come ferro, alluminio e rame hanno un tasso di riciclo che supera il 50%, la plastica continua ad essere il materiale meno riciclato anche nei paesi più ricchi.
Nell’Unione Europea infatti viene riciclato soltanto il 20% di plastica, mentre negli Stati Uniti poco più del 16%. È facile comprendere che la quantità di rifiuti potrebbe essere fortemente ridotta se il tasso di riciclo fosse nettamente più alto.
Con un risultato così esiguo, viene quindi da chiedersi: perché viene riciclata così poca plastica a fronte di un problema tanto grave? I motivi dietro questo fenomeno apparentemente semplice sono in realtà molteplici.

La plastica è spesso impura

La maggioranza dei rifiuti di plastica che gettiamo proviene dagli imballaggi, che sono spesso contaminati da sostanze e materiali diversi, come ad esempio cibo, carta, persino la colla sull’etichetta della bottiglia d’acqua e così via.
Durante il processo di riciclo, la plastica viene prima selezionata e poi lavata meccanicamente più volte, al fine di renderla il più sterile possibile. Ma a volte, quando la plastica è altamente contaminata dalle altre sostanze, diventa difficile riuscire a pulirla totalmente e questo rende impossibile terminare il processo di riciclo. Così, anche quegli imballaggi e quelle bottiglie d’acqua correttamente destinate alla raccolta differenziata finiscono per diventare scarti abbandonati nel nostro ecosistema.

Riciclare la plastica richiede alti costi

Il riciclo della plastica comporta dei costi ingenti non soltanto dal punto di vista economico ma anche e soprattutto a livello ambientale. Stiamo già pagando il prezzo dell’inquinamento creato dall’essere umano stesso, senza nemmeno sapere con certezza quale sarà poi il costo per le generazioni a venire.

Lo spreco di plastica con le bottigliette d’acqua

Il problema della plastica quindi è ancora ben lontano dall’essere risolto e anzi, potrebbe addirittura non esistere una soluzione definitiva.

Se pensiamo che solo il 6,6% di bottigliette d’acqua che troviamo sul mercato sono composte da plastica riciclata è facile intuire che la soluzione non risiede tanto nella raccolta differenziata della plastica ma forse sta nel compiere scelte più ecologiche sin dal principio.
Questo perché, anche se riciclabile, la plastica finirà comunque per diventare un rifiuto dopo una determinata quantità di volte: non è insomma possibile riciclare all’infinito.

Inoltre, secondo il rapporto “L’insostenibile peso delle bottiglie di plastica” pubblicato da Greenpeace, questo luglio 2021:
«Poche aziende leader del mercato si spartiscono il mercato delle acque minerali (San Benedetto, Nestlè-San Pellegrino e Sant’Anna), mentre Coca Cola, San Benedetto e Nestlè-San Pellegrino dominano “la piazza” delle bibite. Non è accettabile che questi grandi marchi continuino a pubblicizzare il riciclo come soluzione quando appena il 5% del PET riciclato in Italia viene usato per produrre nuove bottiglie!..."

Insomma, l'unica soluzione efficace è cercare di evitare, quanto più possibile, il loro acquisto e optare per alternative più ecologiche possibili.

Conclusioni

Eliminare la plastica dalla nostra routine quotidiana sembra molto difficile, se non addirittura impossibile in certi casi.
In realtà esistono pochi usi per i quali la plastica è assolutamente indispensabile. Ad esempio nel caso di applicazioni biomediche nel campo della medicina, o per la produzione di gomme degli autoveicoli in ambito meccanico e così via.
Eppure troppa plastica viene ancora sprecata per scopi che presentano già una soluzione alternativa come gli imballaggi per il cibo o le bottigliette d’acqua e contenitori monouso.

La scelta ecologica da parte dei consumatori non è più soltanto una scelta etica ma una vera e propria responsabilità sociale che ognuno di noi dovrebbe assumersi.