Tre ragioni per abbandonare l’acqua in bottiglia

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Luglio 18, 2020

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Tre ragioni per abbandonare l’acqua in bottiglia

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n Italia il consumo di acqua in bottiglia è decisamente elevato, tanto da far posizionare il Bel Paese nella classifica delle nazioni UE più abituate a comprare e consumare i classici blister. Eppure, si è ampiamente dimostrato come l’acqua proveniente dal rubinetto di casa sia controllata, pura e totalmente sicura da bere. Per quale motivo l’italiano medio decide di rivolgersi alle acque minerali piuttosto che a quella dell’acquedotto? Di solito si attribuisce questo “paradosso” a una preferenza di gusto: secondo la maggior parte delle famiglie, infatti, l’acqua di casa non è altrettanto buona o rinfrescante quanto quella in bottiglia. Per capire quanto sia radicata questa convinzione basta pensare alla diffusa opinione che l’acqua proveniente da differenti abitazioni, anche situate nello stesso stabile, abbia un gusto totalmente diverso. In realtà, queste opinioni non sono sempre esatte, e derivano anzi da alcuni fraintendimenti legati anche a sottili tecniche di marketing applicate dall’industria dell’acqua in bottiglia, che ha tutto l’interesse a vendere i suoi prodotti come più puri, pieni di sostanze benefiche e, naturalmente, più buoni e leggeri. In realtà, ci sono ottimi motivi per abbandonare l’acqua in bottiglia: vediamo i tre più importanti.

Riduce l’impatto ambientale

Il consumo di acqua in bottiglia gioca un ruolo decisivo nell’emissione di sostanze inquinanti legate all’industria della plastica. Benché siano state introdotte alternative più facilmente riciclabili, il PET rimane il materiale più utilizzato per l’imbottigliamento dell’acqua minerale, e per questo motivo si richiede un grande sforzo generalizzato che parte direttamente dalla produzione dei contenitori plastici. Inoltre, il trasporto di tonnellate e tonnellate di bottiglie provoca un ulteriore aumento delle emissioni, comportando la movimentazione di camion ad alto impatto ambientale che si trovano a trasportare l’acqua anche per lunghe distanze laddove ci siano paesi meno “forniti”. In ultimo, le produzione dell’acqua in bottiglia implica anche un grande sforzo per il riciclo del materiale finito una volta che ha terminato il suo ciclo funzionale. L’Italia, così come altri paesi, punta molto su un corretto smaltimento delle bottiglie, ma non sempre le leggi in vigore sono rispettate, o addirittura non sono presenti cassonetti adatti per compiere la raccolta differenziata. Per questo motivo l’effettiva giusta resa della plastica non è ancora stata raggiunta, e nonostante una costante informazione circa il valore del riutilizzo non è detto che si potrà ridurre totalmente l’impatto che i materiali plastici dell’industria dell’acqua hanno sull’ambiente.

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L’erogazione dell’acqua è controllata da costanti misure legislative

La maggior parte degli italiani si lamenta di un servizio irregolare dell’acqua corrente nella propria abitazione, o nota un gusto “diverso” rispetto a quello delle acque minerali in bottiglia. Da qui la convinzione delle famiglie che gli acquedotti non siano una fonte abbastanza sicura per il proprio rifornimento di acqua potabile. Benché certamente non tutte le strutture siano mantenute allo stesso modo, è stato però dimostrato come la maggior parte degli acquedotti italiani produca un’acqua di buona qualità, regolata da controlli e severe misure atte ad assicurare che questa sia effettivamente pura e perfettamente potabile da ogni fascia d’età.

Non solo: il controllo dell’acqua del rubinetto è un argomento che viene continuamente revisionato anche dalla commissione europea, che proprio nel 2020 ha approvato la bozza (risalente al 2018) di un nuovo decreto che permetterà di attuare misura ancora più severe per un consumo di acqua sicuro. Non solo: i miglioramenti non riguardano gli acquedotti in sé, ma anche la percezione dell’opinione pubblica sull’acqua potabile, con particolare attenzione alla diffusione di informazioni corrette e certificate che permettano di sfatare diversi miti sull’effettiva qualità dell’acqua del rubinetto.

Il consumo dell’acqua potabile dà vita a un circolo virtuoso

L’aspetto migliore del favorire un maggiore consumo dell’acqua del rubinetto è la possibilità di combinare tutti i suoi pregi in un circolo dove le azioni virtuose si susseguono in un unico grande processo che beneficia l’ambiente, la famiglia e il portafoglio del consumatore. Iniziando da un minore impiego della plastica, infatti, è possibile ridurre le emissioni delle fabbriche, e allo stesso tempo si minimizza il bisogno di estrarre materia prima che, anche con il riciclo, non si potrebbe eliminare mai del tutto. Naturalmente, anche il trasporto risentirebbe degli effetti positivi di un minore acquisto di acque in bottiglia, in quanto si ridurrebbe la circolazione di mezzi pesanti che utilizzano spesso carburanti altamente inquinanti. Gli effetti positivi sarebbero immediati anche sul consumatore: una famiglia che consuma acqua minerale in bottiglia può risparmiare fin da subito bevendo, invece, quella del rubinetto, anche nel caso decida di installare un depuratore. Nel tempo il risparmio (anche nei casi dove si acquista acqua in bottiglia di scarsa qualità) arriva anche a toccare il 50% sulla spesa effettiva. E anche il trasporto e il deposito dei blister d’acqua rappresenta un immediato miglioramento anche a livello individuale, con l’eliminazione di rischi legati al sollevamento di pesi eccessivi come strappi muscolari.

2020-07-13T12:41:17+02:0018 Luglio 2020|
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