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San Giorgio Canavese, a meno di un’ora da Torino, il tempo sembra essersi fermato. Un grande viale tra gli alberi conduce a un castello settecentesco immerso nel verde, silenzioso e imponente. Eppure, dietro le sue mura, pulsa una realtà giovane e dinamica: eventi, soggiorni, cucina d’autore e scelte sostenibili.

È qui, al Castello San Giorgio, che Francesco e Massimo hanno deciso di dar vita a un progetto ambizioso e affascinante. Un luogo con una lunga storia alle spalle, rinato grazie a visione e passione. E tra le scelte che raccontano meglio la loro filosofia c’è anche quella dell’acqua: oggi, nelle brocche del castello, scorre acqua microfiltrata servita con un impianto Hydra.

Abbiamo incontrato Francesco, che ci ha raccontato tutto: la storia del castello, le sfide quotidiane, il nuovo ristorante e perché la sostenibilità, anche per quanto riguarda l’acqua, fa parte di una visione più ampia.

Ciao Francesco! Come nasce l’idea di prendere in gestione il Castello San Giorgio?

Io arrivo dal mondo degli eventi: feste scolastiche, compleanni, serate... tutto è partito un po’ per gioco e poi è diventato un lavoro. Da tempo collaboravo con questa struttura, che negli anni ha visto diverse gestioni. L’idea di prenderla in mano, insieme a Massimo, è nata un po’ per amore verso il posto e un po’ per sfida: chi ci aveva provato prima, anche con grandi capitali, non era riuscito a farla funzionare davvero.

Il castello è immenso – 33 ettari di superficie – e mantenerlo vivo non è un impegno da poco: è una scelta di vita. Ci siamo lanciati in quest’avventura con meno mezzi, ma con tanta energia e determinazione. Oggi la nostra giornata tipo è un continuo incastro tra ristorante, eventi (soprattutto matrimoni) e albergo, che conta 7-8 camere in progressivo rilancio. Seguiamo tutto: sopralluoghi, fornitori, appuntamenti. A volte un evento finisce il venerdì sera e il sabato mattina ne inizia un altro. Il castello è vivo ogni giorno, e richiede la nostra presenza continua.

Il castello ha una storia interessante. Ce la racconti?

Sì, e la conoscerla ti fa apprezzare ancora di più ogni angolo. In origine era una roccaforte medievale, con botteghe, abitazioni, il panettiere, il fabbro. Poi, nel Settecento, arrivano i conti di Fiandra da Novara, che radono tutto al suolo per costruire una dimora estiva.

Da lì è passato di famiglia in famiglia, diventando spesso dote di nozze. Durante la guerra fu un campo militare, poi lasciato all’abbandono fino agli anni ’90, quando fu acquistato da privati che hanno cominciato a recuperarlo. Il blocco dell’albergo è stato ristrutturato nel 2020, mentre le sale storiche del castello conservano ancora l’atmosfera originale.

Avete da poco aperto anche il ristorante. Com’è nata questa nuova avventura?

È stata una sfida nella sfida. In paese ci sono già ristoranti tradizionali ben radicati, quindi abbiamo pensato: o facciamo qualcosa di completamente diverso o non ha senso provarci. Abbiamo scelto una cucina creativa e contemporanea, che fosse all’altezza del contesto.

Il castello è un posto speciale, e anche il menù doveva esserlo. L’idea è offrire piatti unici, non replicabili altrove, che facciano parlare. Non solo per i matrimoni, ma anche per chi vuole venire a cena in un luogo fuori dal tempo.

Come avete conosciuto Hydra e perché avete deciso di adottare i loro erogatori d’acqua?

Onestamente? Siamo partiti completamente ignoranti in materia. All’inizio usavamo bottiglie di vetro, poi abbiamo capito che non era sostenibile: troppo spazio, troppa logistica, troppi problemi.

Abbiamo iniziato a cercare una soluzione più smart. Uno dei nostri collaboratori ci ha parlato di Hydra, che aveva già visto all’opera in un altro locale. Li abbiamo contattati, e da subito ci sono piaciuti: tempi di installazione veloci, flessibilità, e soprattutto una soluzione che funziona bene sia per il ristorante sia per gli eventi con tante persone.

Adesso con Hydra abbiamo acqua fresca, liscia e gasata, sempre disponibile, senza stoccaggio e senza sprechi. Ed è una cosa in meno da gestire in una struttura che, credimi, ha già tanto da gestire.

Ci sono altre pratiche sostenibili che avete adottato?

Sì, e direi anche piuttosto importanti. Abbiamo un sistema di recupero delle acque piovane: tutte le grondaie del castello sono collegate a una rete di tubi che porta l’acqua in una cisterna da 30.000 litri. Quest’acqua viene utilizzata per irrigare il parco, evitando di usare quella dell’acquedotto.

In un posto così grande, con 1500 metri quadrati di tetto, questa raccolta è fondamentale. Inoltre, molti materiali usati per gli eventi sono riciclabili o compostabili, e cerchiamo di ridurre al minimo gli sprechi alimentari.

Ci racconti un piatto simbolo del vostro menù?

Una proposta fuori dal comune è sicuramente la nostra reinterpretazione del vitello tonnato, realizzata con cuore di vitello. Può sembrare una scelta insolita, ma è proprio questo a renderla interessante. Il cuore, che spesso viene scartato, ha in realtà un sapore intenso e una consistenza sorprendente se trattato con cura. Io stesso ero scettico, ma dopo averlo assaggiato alla cieca mi sono ricreduto. È un piatto che incuriosisce e fa parlare, perfetto per chi cerca qualcosa di diverso.

Un castello che guarda avanti, con l’acqua giusta nel calice

Il progetto del Castello San Giorgio è l’esempio perfetto di come la storia e l’innovazione possano convivere. Ogni scelta – dalla cucina alla logistica, fino all’acqua – è fatta con attenzione. La scelta di Hydra come sistema d’erogazione non è un dettaglio: è un tassello di un puzzle più grande, fatto di qualità, sostenibilità e visione a lungo termine.

Se cercate un’esperienza fuori dal comune, tra storia, natura e cucina creativa, fate un salto a San Giorgio Canavese. E quando vi porteranno da bere, saprete che anche l’acqua racconta qualcosa di speciale.

Maki – Castello di San Giorgio Canavese

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