Tecnolift e Hydra: innovazione, persone e acqua microfiltrata in azienda

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uando si entra nella sede di Tecnolift si capisce subito che la tecnologia, qui, non è soltanto uno strumento di lavoro.

È parte di una cultura aziendale costruita nel tempo, capace di attraversare tre generazioni e di continuare a guardare avanti.

Ascensori, impianti tecnologicamente avanzati, parcheggi automatici, servizi di assistenza e nuovi progetti che arrivano fino alla logistica con droni professionali: il mondo Tecnolift continua ad allargarsi, ma senza perdere il legame con le proprie origini.

A raccontarcelo è Carlo Musso, seconda generazione dell'azienda di famiglia e oggi testimone diretto di un nuovo passaggio: quello verso la terza generazione.

Con lui abbiamo parlato di tecnologia, cultura d'impresa, benessere sul luogo di lavoro e delle piccole scelte capaci di cambiare la quotidianità di un'azienda.

Una di queste è stata l'installazione di un erogatore d'acqua Hydra in ufficio, scelto per mettere a disposizione di collaboratori e ospiti acqua microfiltrata, ridurre l'utilizzo delle bottiglie di plastica e rendere anche l'accoglienza più curata.

Carlo, partiamo da Tecnolift. Come descriveresti oggi l'azienda?

«L'ascensore rimane il nostro filo rouge: è la nostra provenienza e direi anche la nostra passione.

Negli anni, però, abbiamo cercato di diversificare. Ci siamo occupati di parcheggi automatici e abbiamo creato attività complementari al mondo ascensoristico, come i servizi di emergenza H24 per supportare altri operatori del settore quando gli impianti si fermano la sera, il sabato o la domenica.

È diventato un mondo abbastanza circolare: tutto continua a essere collegato al trasporto e all'ascensore, ma non necessariamente alla sola manutenzione, che era invece il cuore dell'azienda originaria fondata da mio padre.»

Tecnolift ha quindi mantenuto salde le proprie radici, ma ha progressivamente ampliato competenze e servizi, con un elemento che Carlo identifica come uno dei principali tratti distintivi dell'azienda: l'elevato contenuto tecnologico.

Una storia che oggi è arrivata alla terza generazione.

«Io rappresento la seconda generazione e ho lavorato in azienda insieme alle mie sorelle. Oggi siamo già alla terza: tre miei nipoti sono entrati in azienda ormai da diversi anni.

Prima o poi ci sarà quindi un vero passaggio generazionale, non soltanto dal punto di vista organizzativo e operativo.

Quello a cui tengo maggiormente è riuscire a trasferire anche la nostra tradizione e la nostra cultura aziendale.»

Ed è forse proprio questa la sfida più delicata per un'impresa familiare: innovare senza cancellare ciò che l'ha resa riconoscibile.

«Noi siamo cresciuti con una cultura che arriva dagli anni Sessanta. Oggi dobbiamo riuscire a portarla nella modernità e trasmetterla ai giovani, mantenendo una continuità.»

Quanto conta la passione in un settore così tecnico?

Su questo Carlo non ha dubbi.

«È quello che ci spinge.

Io dico sempre che vengo al lavoro non per lavorare, ma per risolvere problemi.

Durante una giornata magari ne risolvi dieci, dodici, quindici. Se dietro non ci fosse la passione, sarebbe difficile arrivare alla sera e avere ancora voglia di chiederti: “Cosa faccio domani?”»

Una frase che sintetizza bene lo spirito dell'azienda: tecnologia e competenze sono indispensabili, ma alla base rimane l'attitudine a trovare soluzioni.

Qual è oggi l'obiettivo di Tecnolift?

«Prima di tutto dare un buon servizio ai clienti e cercare continuamente di migliorarlo.

Oggi è tutto più difficile rispetto a trenta o quarant'anni fa: il mercato è più competitivo, i clienti sono più esigenti e la tecnologia è più complessa.

Dobbiamo quindi cercare ogni giorno di fare il massimo.»

Ma c'è anche un obiettivo più personale.

«Credo che per ogni generazione sia una soddisfazione riuscire a lasciare qualcosa a quella successiva.

E cosa c'è di meglio che lasciare un'azienda florida, conosciuta sul mercato e capace di continuare a crescere?»

Innovazione significa anche guardare fuori dal mondo degli ascensori?

«Sì. Ci piace provare a fare qualcosa di diverso.

Per esempio stiamo lavorando a un progetto dedicato alla logistica attraverso droni professionali.

In fondo rimaniamo nel mondo del trasporto: con gli ascensori ci occupiamo di trasporto verticale, con i droni parliamo di un altro tipo di movimentazione.»

Non si tratta, però, dei classici piccoli droni utilizzati per fotografie e video.

Carlo racconta di velivoli professionali di grandi dimensioni, progettati per movimentare carichi importanti e che richiedono procedure, formazione, sicurezza e autorizzazioni estremamente rigorose.

È un progetto ambizioso, complesso e oneroso.

Ma anche in questo caso torna la stessa parola: innovazione.

Innovazione che avete voluto portare anche nella nuova sede.

«Sì. Quando siamo entrati nella nuova sede volevamo introdurre qualcosa di innovativo anche nella vita quotidiana dell'ufficio.

Questa è la sede principale, soprattutto amministrativa, ma è anche uno spazio di rappresentanza: qui riceviamo clienti, partner e istituzioni.»

La sede è stata pensata non soltanto per essere funzionale, ma per creare un ambiente piacevole nel quale trascorrere la giornata.

«Abbiamo voluto trattarci bene e stare bene.

Io penso che il luogo di lavoro sia fondamentale: passiamo più ore qui che a casa e credo sia importante che anche i miei collaboratori possano sentirsi bene.

Abbiamo, per esempio, una cucina attrezzata dove chiunque può scaldarsi qualcosa, fermarsi e fare una pausa.»

È proprio all'interno di questa filosofia che nasce anche la scelta di Hydra.

Come nasce l'esigenza di installare un erogatore d'acqua Hydra in ufficio?

«Nella nuova sede volevamo cambiare qualcosa e Hydra ci sembrava una soluzione innovativa.»

Un erogatore d'acqua per azienda permette infatti di avere acqua sempre disponibile senza dover continuare ad acquistare, trasportare e stoccare confezioni di bottiglie.

Una comodità per chi lavora stabilmente negli uffici, ma anche per tutte le persone che transitano dalla sede durante la giornata.

«Qui passano esigenze diverse: amministrative, commerciali e tecniche. Anche i nostri tecnici passano dalla sede, quindi l'erogatore diventa un vero punto ristoro utilizzabile da tutti.»

L'acqua entra quindi anche nel vostro concetto di benessere aziendale?

«Assolutamente.

Il consumo d'acqua è importante per il benessere di tutti noi e ci sono persone che trascorrono qui otto, dieci ore al giorno.»

Per Carlo il tema si inserisce in un modo più ampio di intendere il rapporto tra azienda e collaboratori.

Negli ultimi anni Tecnolift ha infatti cercato di spostare sempre maggiormente l'attenzione dalla quantità di tempo trascorso in ufficio al raggiungimento degli obiettivi.

«Le persone che lavorano qui hanno una certa libertà. L'idea non è controllare semplicemente quante ore una persona rimane al lavoro, ma responsabilizzarla rispetto a ciò che deve portare a termine.»

In questo contesto anche mettere a disposizione servizi semplici, come un erogatore di acqua microfiltrata per i dipendenti, contribuisce a costruire un ambiente più piacevole.

Hydra ha cambiato anche il modo in cui accogliete clienti e ospiti?

«Sì, ed è un aspetto che considero importante.

Quando abbiamo una riunione possiamo servire acqua senza dover mettere sul tavolo le classiche bottigliette di plastica.

Portare una bella bottiglia o una caraffa in vetro dà completamente un altro stile.»

Il vantaggio, quindi, non è soltanto pratico.

L'acqua diventa anche un elemento dell'immagine aziendale.

In una sede di rappresentanza, dove si incontrano clienti, partner e istituzioni, presentare acqua microfiltrata in bottiglie di vetro permette di curare maggiormente la mise en place e allo stesso tempo ridurre il ricorso alla plastica monouso.

«È sicuramente anche una questione di impatto ecologico. Una caraffa in vetro sul tavolo, rispetto alla bottiglietta di plastica, comunica qualcosa di diverso.»

E quando gli incontri diventano più grandi?

È proprio in quelle occasioni che un erogatore d'acqua per ufficio mostra uno dei suoi vantaggi più concreti.

Non occorre prevedere quante confezioni acquistare, trovare spazio per conservarle e successivamente gestire decine di bottiglie vuote.

L'acqua è semplicemente disponibile quando serve.

Per un'azienda significa eliminare una piccola attività ripetitiva che, moltiplicata nel corso dell'anno, comporta tempo, spazio e organizzazione.

La scelta di Hydra rientra in un percorso più ampio verso la sostenibilità?

 

Tecnolift sta lavorando anche su altri fronti.

«Stiamo ragionando su nuovi impianti fotovoltaici e, in una delle nostre sedi, su un progetto più importante che potrebbe inserirsi all'interno di una comunità energetica.»

E c'è anche l'intenzione di portare progressivamente la soluzione Hydra in altri ambienti aziendali.

In alcune sedi, infatti, esiste ancora l'abitudine di arrivare al lavoro con le proprie bottiglie d'acqua.

Passare a un sistema di acqua microfiltrata in azienda significherebbe ridurre ulteriormente l'utilizzo quotidiano di bottiglie monouso.

Consiglieresti Hydra ad altre aziende?

«Per la nostra esperienza sì.

La prima parola che utilizzerei è efficace.

È un sistema veloce e semplice: hai la possibilità di bere quando vuoi, utilizzare un bicchiere, riempire una bottiglia e avere un punto ristoro sempre disponibile.»

Ed è forse proprio questa semplicità uno dei motivi per cui Hydra si integra così facilmente nella quotidianità di Tecnolift.

Non richiede di cambiare radicalmente le abitudini delle persone.

Le rende semplicemente più efficienti.

Piccole innovazioni, grandi cambiamenti

Parlando con Carlo Musso emerge chiaramente un filo che collega mondi apparentemente molto diversi.

Un ascensore altamente tecnologico.
Un progetto di logistica attraverso droni.
Una nuova sede progettata pensando alle persone.
Un erogatore d'acqua che sostituisce decine di bottiglie di plastica.

La scala cambia, ma il principio rimane lo stesso: cercare una soluzione migliore rispetto a quella utilizzata fino a ieri.

È la filosofia con cui Tecnolift ha attraversato tre generazioni e con cui continua a guardare verso la prossima.

E forse innovare significa anche questo: non limitarsi ai grandi progetti, ma continuare a chiedersi come migliorare le cose che facciamo ogni giorno.

Anche un gesto semplice come bere un bicchiere d'acqua.

 

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