Il Chioschetto Torino: l’isola felice nel verde di Cit Turin (con pinsa alla porchetta e Hydra per l’acqua)
e Torino avesse un “posto segreto” nel centro città, dove stacchi davvero senza uscire da Torino, Il Chioschetto sarebbe un candidato fortissimo. Loro lo definiscono così: un’isola felice, un locale un po’ a sé, “in mezzo alla natura” ma in una posizione strategica che ti fa dire: com’è possibile che sia qui? Dall’intervista emerge proprio questo contrasto: sei dentro la città, ma ti sembra di essere altrove.
Siamo in Via Giovanni Carlo Cavalli 25, zona Cit Turin, tra punti di riferimento super urbani (Grattacielo Intesa Sanpaolo e Tribunale) e un angolo verde che cambia ritmo alla giornata: ci vai per un caffè, torni per un pranzo leggero, ti fermi per l’aperitivo… e spesso finisci anche nel dopo cena. Ed è facile capire perché: online lo descrivono come un chiosco dall’atmosfera “da biergarten in versione italiana”, con lucine e mood rilassato, sempre pieno all’ora dell’aperitivo.
Un locale “360”: dalla colazione al dopocena
Una cosa che loro ripetono spesso è questa: Il Chioschetto è un format a 360°. Non è “solo aperitivo” e non è “solo pranzo”: è una giornata intera, dalla mattina alla sera.
Dall’intervista:
- caffetteria al mattino
- pranzo con piatti freddi e leggeri
- aperitivo con proposta alla carta
- dopocena con la stessa vibe easy, fino a tardi
E qui c’è un dettaglio importante: sono un locale stagionale. Loro lo dicono chiaro: di base lavorano da marzo a ottobre, tempo permettendo. E questo ha senso: il cuore del posto è vivere lo spazio all’aperto, nel verde, senza la pressione del “ristorante classico”. (Sui social, inoltre, comunicano pause stagionali e ripartenze a seconda del periodo.)
Sugli orari: dall’intervista emerge l’idea “sette su sette, dal mattino alla sera”; sui canali social si leggono fasce orarie che variano per giorni (es. feriali dalla mattina e weekend con apertura più concentrata), quindi il consiglio pratico è: controllare sempre l’ultimo post/storia con gli orari aggiornati.

“Un posto così a Torino è difficile da trovare”

Questa frase, detta in intervista, è la chiave. Perché Il Chioschetto gioca su un mix rarissimo: verde + centralità + informalità.
Online lo descrivono “sotto il grattacielo”, in zona Cit Turin, con tavoli sul prato e una clientela giovane: un posto che si riempie facilmente nelle belle giornate e che sembra una parentesi estiva in mezzo alla settimana.
E infatti, anche quando chiedi “cos’è, in una frase?”, la risposta non è un piatto o un cocktail: è come ci si sta. “Si sta magnificamente bene”, dicono loro. Non è solo food: è experience.
Cosa si mangia e cosa si beve: leggero a pranzo, più sostanzioso in aperitivo
Quando si parla di proposta food, la linea è netta e coerente:
- a pranzo: insalate e piatti freschi, leggeri, pratici
- all’aperitivo: cose più “piene”, più soddisfacenti, da condividere
E poi c’è lei, la risposta che arriva senza pensarci troppo quando chiedi “cosa devo provare per forza?”: la pinsa con la porchetta.
È il piatto che racconta bene il Chioschetto: semplice, goloso, perfetto da mangiare all’aperto, con la compagnia giusta. È il genere di cosa che non ha bisogno di essere complicata: la provi una volta e diventa “la tua”.
Hydra al Chioschetto: perché un erogatore d’acqua qui ha ancora più senso
In un posto così, dove si lavora tutto il giorno e il servizio scorre continuo, l’acqua non è un dettaglio. Ed è proprio qui che entra la scelta Hydra, in modo molto concreto.
Quando si parla di frizzante, loro lo dicono ridendo ma è chiarissimo: la gasatura è diversa, la “bolla” è proprio quella giusta. E sì, sembra un dettaglio, finché non lavori in un locale dove l’acqua esce di continuo: se la frizzante è piatta o “moscia”, te lo fanno notare subito. Qui invece la sensazione è opposta: funziona, piace, e si sente.

Hydra al Chioschetto: meno plastica, meno ingombro, più praticità
Il Chioschetto non ha “ereditato” Hydra da una gestione precedente: l’ha scelta. E la motivazione è la classica motivazione vera di chi lavora nell’Ho.Re.Ca.: non teoria, pratica.
Ci sono tre punti che emergono molto bene:
1) Lato economico e lato ecologico
Non hanno fatto un calcolo preciso euro per euro, ma lo dicono chiaramente: l’erogatore d’acqua abbatte notevolmente l’impatto di gestione rispetto alle bottiglie. E soprattutto evita una quantità enorme di plastica. In un locale che lavora tutti i giorni, per molte ore, la differenza si vede.
2) Spazio: qui è fondamentale
Il Chioschetto è sempre operativo: mattina, pranzo, aperitivo, dopocena. E lo spazio — in un chiosco — è oro. Tenere casse, stoccare bottiglie, gestire vuoti e scorte diventa un problema reale.
In questo senso Hydra non è solo “sostenibile”: è logistica.
3) Servizio più fluido
Meno “cose” da gestire, meno ingombro, più ordine. E quando il servizio corre, la fluidità è tutto.
E i clienti? La plastica la chiedono in pochi
Capita che qualcuno chieda la bottiglia di plastica, ma lo descrivono come un caso raro, una percentuale molto bassa. E c’è un dettaglio tenero e molto vero: spesso le bottiglie con tappino carino se le portano via, le mettono in borsa.
Sulla brandizzazione sono pragmatici: ci hanno pensato, ma tra gestione quotidiana e rischio “sparizioni”, preferiscono tenere la cosa semplice e funzionale.
Perché Il Chioschetto funziona (e perché ci torni)
Funziona perché è un mix che a Torino non è scontato:
- un locale nel verde ma vicino al centro
- una proposta che copre tutta la giornata
- un mood rilassato, sempre “giusto”
- una cucina semplice, fatta per stare bene
- un piatto forte chiaro: pinsa con porchetta
- e dietro le quinte una scelta pratica: Hydra, per ridurre plastica e semplificare il servizio acqua in un contesto Ho.Re.Ca.
È uno di quei posti che diventano abitudine: la prima volta ci vai perché “ne hai sentito parlare”, la seconda volta ci vai perché hai voglia di tornare a respirare.

Ricetta: Pinsa romana con porchetta, patate e provola (stile Il Chioschetto)
Ricetta: Pinsa romana con porchetta, chips di patate e provola affettata (Il Chioschetto)
Croccante fuori, morbida dentro, super “da chiosco”: pochi ingredienti, zero fronzoli e gusto pieno. La differenza la fanno le patate in versione chips (croccanti) e la provola affettata (che scioglie bene e resta uniforme).
Ingredienti (1 pinsa – 2 persone)
- 1 base di pinsa romana
- 150–200 g di porchetta a fette
- 1–2 patate (per fare chips)
- 100–150 g di provola affettata (anche affumicata, se piace)
- olio extravergine d’oliva
- sale
- (facoltativo) pepe nero
Preparazione
1) Chips di patate (croccanti davvero)
- Lava e sbuccia le patate.
- Tagliale sottilissime (mandolina/top).
- Asciugale bene con carta da cucina.
- Cuoci:
- Friggitrice ad aria: 180–190°C per 10–14 min (controllando e scuotendo a metà)
- oppure forno: 200°C per 15–20 min su carta forno
- oppure frittura (se vuoi la versione più “street”): pochi minuti in olio caldo
- Sala solo alla fine.
2) Base pinsa
- Inforna la pinsa da sola 4–5 minuti (serve a renderla più croccante).
- Tira fuori e aggiungi un filo d’olio leggerissimo.
3) Provola affettata + porchetta
- Distribuisci la provola affettata sulla pinsa (copertura uniforme).
- Rimetti in forno 2–3 minuti finché inizia a sciogliere.
- Aggiungi la porchetta:
- se la vuoi più morbida e succosa: mettila a forno quasi spento o negli ultimi 60–90 secondi
- se la vuoi più calda e “tostata”: mettila 2 minuti pieni
4) Chips sopra (alla fine)
- Sforna la pinsa.
- Aggiungi le chips solo alla fine, così restano croccanti.
- Se piace: una macinata di pepe.
Finalizzazione
Taglia a spicchi e servi subito: l’idea è che sia croccante, filante e saporita, senza bisogno di salse o “aggiustamenti”.



